NATA CONTROVENTO BY GEORGE LAGARDE

GIULIA SI RACCONTA

Ad aprire questo servizio è la voce di Giulia Leva, che si presenta attraverso il suo legame profondo con la fotografia, il percorso di studi e l’incontro creativo che ha dato vita a questo shooting.

“Sono Giulia Leva, una ragazza italiana con una forte passione per la fotografia e per il modo in cui può raccontare emozioni, identità e storie. Oltre a questa passione, ho una formazione in ambito educativo. Ho conseguito la laurea magistrale in Pedagogia e la mia tesi si è concentrata sul photovoice, un metodo che usa la fotografia per raccontare vissuti ed emozioni. Questo percorso mi ha insegnato quanto un’immagine possa dare voce alle persone, e per questo cerco sempre di trasformare uno scatto in racconto ed espressione.

Ho contattato George dopo aver visto il suo lavoro su Instagram: la sua professionalità e passione hanno subito trovato piena sintonia con il mio approccio, e lui si è dimostrato molto disponibile nel condividere consigli e idee per sviluppare al meglio questo progetto.”

Giulia Leva racconta un percorso creativo fatto di autenticità, istinto e continua evoluzione, in cui l’imperfezione diventa forza espressiva. In questa intervista emerge il ritratto di un’artista che trova nella musica, nell’osservazione e nelle proprie radici gli strumenti per creare e rinnovarsi. Tra sfide personali e sogni ancora da realizzare, il suo sguardo resta sempre rivolto verso nuove storie da raccontare.

Se dovessi rintracciare la “scintilla” iniziale, qual è il primo ricordo in cui hai capito che questa sarebbe stata la tua strada?

La scintilla è arrivata quando ho capito che davanti all’obiettivo potevo raccontare qualcosa restando me stessa.

Qual è l’errore più utile che hai mai commesso?

All’inizio cercavo di controllare tutto e di essere “perfetta”. Con il tempo ho capito che le immagini più forti nascono spesso proprio dall’imperfezione e dalla spontaneità. In questo progetto, grazie a George, ho imparato a fidarmi di più del processo creativo. 

Qual è il tuo “rifugio sicuro” quando il rumore del lavoro diventa troppo forte?

Il mio rifugio è la musica. mi aiuta a staccare un po’ e a ritrovare equilibrio. 

Cosa c’è nella tua “cassetta degli attrezzi” mentale per creare?

Curiosità, osservazione e sensibilità. Mi piace osservare le persone, i dettagli, le atmosfere. Tutto questo diventa una piccola riserva di ispirazione da cui attingere quando voglio realizzare nuovi progetti. 

Cosa direbbe il “te bambino” del lavoro che fai oggi?

Probabilmente sarebbe stupita ma anche molto felice. Da piccoli sogniamo mondi pieni di creatività e libertà, e in qualche modo sentirebbe che sto cercando proprio quella direzione. Il fatto che io faccia anche la maestra aiuta a rimanere curiosi e fantasiosi. 

Se il tuo percorso professionale fosse una canzone, quale sarebbe il titolo della scena che stiamo vivendo ora?

Per restare in tema, sarebbe: “non sono una signora, una con tutte stelle nella vita” che per me significa:  vivere seguendo la propria strada, nonostante gli errori, fare dei sogni  guida e puntare sempre verso nuovi obiettivi. 

In che modo le tue radici parlano attraverso le decisioni che prendi?

Le mie radici mi hanno insegnato il valore della semplicità e dell’autenticità. Cerco di portare queste cose anche nel lavoro: rimanere sempre me stessa, senza inseguire qualcosa che non mi rappresenta davvero.

Qual è il traguardo che ti ha fatto sentire di avercela fatta davvero?

Quando ho visto che le persone iniziavano a fidarsi della mia presenza nei progetti creativi. 

Qual è stata la sfida che ti ha costretto a rimetterti in gioco?

La sfida è stata con me stessa. Nasce tutto dalla mia voglia di fare e di dimostrarmi che riesco a raggiungere ciò che voglio, nonostante tutto. 

Se potessi tornare indietro e sussurrare un consiglio a te stessa il primo giorno?

Di avere meno paura e più fiducia in me stessa e nel proprio percorso.

Qual è la domanda che nessuno ti fa mai ma a cui ti piacerebbe rispondere?

“Com’è nata la tua passione per la fotografia?” 

Il tutto è nato con mio papà: lui appassionato di fotografia, aveva lavorato in un negozio dove sviluppavano i rullini fotografici. Quindi fin da piccola mi scattava foto e ci divertivamo a creare foto di famiglia, immortalando momenti, sorrisi e paesaggi durante i viaggi.

Se avessi un budget illimitato cosa costruiresti domani?

Un progetto fotografico che unisca arte, persone e storie reali, magari viaggiando e raccontando culture diverse attraverso immagini autentiche.

Come proteggi il tuo spazio personale?

Cerco di ricordarmi che non dobbiamo essere sempre presenti o produttivi. Prendersi tempo per sé è fondamentale per rimanere creativi e lucidi.

LA PAROLA AL FOTOGRAFO

A seguire, lo sguardo di George accompagna il lettore dentro la direzione artistica del servizio, raccontando l’ispirazione, la costruzione del mood e l’omaggio a Loredana Bertè.

“Tutte queste domande hanno trovato risposta da Giulia, io ho dato una direzione allo shooting rintracciando in lei questa smisurata stima in Loredana Bertè e le ho proposto di omaggiare questa artista, non di imitarla come persona ma rappresentare ciò che Loredana ed il suo stile rappresentano senza cadere nel cliché. Ho coinvolto dunque una hair stylist che ricreasse un mood fedele a quegli anni, il mio approccio non è stato quello del ‘copia e incolla’, ma ho volutamente chiesto a Giulia di rimanere se stessa per mettere al centro lei e la sua passione.

Abbiamo un umilissimo obiettivo: consegnare una copia di questo magazine direttamente a Loredana Bertè e chiudere così un cerchio meraviglioso.”

Art Director/Photographer: George Lagarde @lagarde_george.studios

    WB: http://www.lagardegeorgestudios.com

Makeup Artist: Vanessa Cacciavillani @vanessa_cacciavillani

Hair Stylist: Clara Caso @clacly_64

Videographer: Michela Corezzola @michela_core96

Model: Giulia Leva @giulialeva

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